Petra
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Cantina Petra

Il mare porta il libeccio a Petra, distribuendo silenziosamente alle sue colline la salsedine. Ossida il ferro e arrossisce il suolo, polverizza la forza dei rami caduti che tornano alla terra che si vena di nero. Nascono e vivono le querce di sughero che danno il nome a Suvereto, mentre il cielo illumina il lavoro degli uomini e scalda un terreno generoso di frutti, fiori e frumento, rendendo ricca l’uva da cui l’uomo produce il vino.

Minimo deve essere l’impatto meccanico sulle uve e sul mosto. Il ciclo produttivo è moderno e funzionale, ma mai si allontana dalla tradizione e la lavorazione “per gravità” diventa punto fermo. Il territorio suggerisce, parla, consiglia il modo per arrivare al vino più espressivo e i vitigni sono quelli più idonei al microclima di Petra. Vini che riposano e affinano, in barrique prima e poi in bottiglia, per un lungo periodo. Protetti dal cielo, placati dal sole, risvegliati dal vento, cullati dal silenzio della collina da cui si levano le dolci musiche appena accennate degli uccelli in volo.

Le “suvere”, le maestose querce che producono il sughero, osservano, insieme agli olivi, nello scenario di macchia mediterranea. Innumerevoli paesaggi, susseguirsi di suoli, serie di microclimi in un quadro sempre differente che produce differenza. E nella differenza di un suolo comunque vigoroso, prende vita la genuinità dei vini di Petra, in una evoluzione naturale senza alcuna manipolazione. Dalla vigna alla bottiglia, il principio di gravità rivela il lento movimento che dall’alto, a Petra, porta verso la terra, come mostrano i tre cerchi dell’etichetta: cielo-uomo-terra.

Precisione di una tecnologia che è prima di tutto sensibilità, la tradizione è immediatamente criterio moderno. Un processo creativo. Il grappolo finisce nel cesto, le uve – in alto, sul retro della cantina – iniziano la loro trasformazione. Gli acini, separati dal raspo, finiscono.